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Sport outdoor nel Parco (Parco del Beigua)
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Il Percorso Botanico dell'Eremo del Deserto

A piedi         Elevato interesse: flora 
  • Tempo di percorrenza: 1 ore
  • Difficoltà: T - Turistico

Caratteristiche: sentiero dedicato agli aspetti botanici e vegarazionali

È il percorso tematico "storico" del Parco del Beigua, realizzato nel 1992 dalla Comunità Montana del Giovo ed ora gestito dall'Ente Parco il tracciato parte dal piazzale del convento e si snoda per circa 2,3 chilometri all'interno dei resti delle mura dell'antico complesso monastico.
Il valore naturalistico del percorso risiede nella possibilità di attraversare in breve tempo un'ampia gamma di tipologie ambientali estremamente diversificate. Questo si deve in parte alle caratteristiche climatiche della zona, che permettono la coesistenza di specie tipicamente mediterranee accanto ad alberi tipici dei boschi montani, in parte al fatto che la composizione vegetazionale  è stata profondamente modificata dalla secolare presenza dell'uomo.

Accesso e punto di partenza Da Cogoleto (9 km circa) si percorre la strada per Pratozanino per poi giungere a Sciarborasca dove si in bocca una stretta strada (via al Deserto solo per autovetture) che porta all'Eremo del Deserto. Da Varazze (11 km circa) si percorre la strada SP 542 lungo il torrente Teiro dopo circa 1 km sulla destra si devia per SP 57 verso loc Casanova. Giunti in loc. Faie si prosegue per il Passo del Muraglione per poi scendere Via del Deserto e giungere all'Eremo. (44°23'58"N -  8°34'59"E)

Sul piazzale dell'Eremo, ornato da alberi di leccio, è presente un pannello che riporta il tracciato del percorso botanico. Questo ha inizio, alla destra della ex fontana, con una breve salita coincidente con il tracciato della "Via Crucis". Poco dopo si abbandona il cammino religioso per scendere verso sinistra, tra fitti lecci e pungitopo, sino a raggiungere il primo punto di sosta; qui un secondo pannello generale illustra le caratteristiche del bosco di leccio.
Il sentiero procede pianeggiante, mentre si alternano pannelli illustrativi di alberi esotici e di piante più comuni. Si incontra quindi la suggestiva fonte di Sant'Elia, dove un tempo i monaci in eremitaggio si radunavano. Qui è visibile un tratto dei resti delle mura nord-occidentali e attorno alla fonte sono visibili il capelvenere e la rara felce florida. Dopo la fonte una discesa conduce ad una piccola terrazza panoramica affacciata sul torrente Arresta. Da qui il percorso segue, in sponda sinistra il corso d'acqua e scende sino alla confluenza con il rio Malanotte, quindi risale la sponda orografica destra di questo affluente.
Per un breve tratto iniziale ci si immerge nella vegetazione mediterranea. Nel tratto successivo si alternano soprattutto piante tipiche di zone con altitudine medioalta, come la rovere, il pino nero, la quercia rossa, il salicone, assieme a piante caratteristiche di ambienti umidi o delle sponde dei torrenti, come l'ontano, il giunco, la canna.
I pannelli generali n. 4 e 5 guidano il visitatore tra i rimboschimenti a conifere esotiche ed autoctone, illustrandone le problematiche relative. A questa situazione si contrappone un lembo di querceto a rovere (pannello generale n. 6), bosco spontaneo tipico dell'entroterra ligure.
Superata la prima metà del percorso si giunge ad una seconda area di sosta, sempre in prossimità del torrente Arrestra, e di un prato; altri due pannelli illustrano le caratteristiche della vegetazione delle sponde e delle formazioni prative. Da questo punto ha inizio la risalita verso il convento: il sentiero si addentra tra le fasce ormai incolte e coperte di rovi, tra le quali si trovano ancora alcuni alberi da frutto, e sbuca nella strada asfaltata. Percorsi 160 metri sulla strada si ritorna sul sentiero e qui seguono diversi alberi tipici dell'entroterra collinare come il castagno, il nocciolo, il sambuco. Quasi al termine del percorso si incontra un maestoso e secolare tiglio.
Un ultimo pannello generale descrive la composizione dei boschi misti collinari; quindi si giunge al piazzale dell'Eremo, non prima di aver incontrato una specie di media e alta quota: il faggio, che qui eccezionalmente riesce a vivere a pochi metri dai lecci costieri. Oltre ad alcuni pannelli generali, sono visibili 50 pannelli riferiti alle specie vegetali più interessanti tra quelle presenti lungo il percorso. Codesti pannelli specifici sono sistemati su leggii in legno e le schede sono riprodotte, a colori, su supporto in alluminio.

 
 

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